Il microcredito in Italia: analisi dei fattori critici di successo

Stefanizzi Pasquale, Lecce, 1976 [www.ascuoladimpresa.net]

M. Yunus - Premio NobelLa sua rilevanza a livello mondiale ed il suo riconoscimento come strumento di lotta alla povertà nei Paesi del Sud del mondo hanno spinto a chiedermi se esso potesse essere utilizzato anche in Italia, di capire se e quanto uno strumento di credito nato in realtà socio-economiche completamente diverse dalla nostra potesse essere importabile ed utilizzabile.Il microcredito è stato l’oggetto di approfondimento del lavoro di dottorato in Banca e Finanza (ciclo XXI), svoltosi tra la sede di Roma Tor Vergata e l’Università del Salento.

La sua rilevanza a livello mondiale ed il suo riconoscimento come strumento di lotta alla povertà nei Paesi del Sud del mondo hanno spinto a chiedermi se esso potesse essere utilizzato anche in Italia, di capire se e quanto uno strumento di credito nato in realtà socio-economiche completamente diverse dalla nostra potesse essere importabile ed utilizzabile.

Quello trascorso è stato un periodo di intenso lavoro e di arricchimento, oltre che professionale, soprattutto umano poiché mi ha consentito di conoscere meglio ciò che significa povertà e gli strumenti per affrontarla. Sono partito dall’esperienza di un docente universitario (il prof. Yunus), divenuto nel 2006 Premio Nobel per la Pace, il quale in Bangladesh ha creato uno strumento che, lungi dall’essere comunemente considerato di ausilio allo sviluppo sociale, è invece divenuto un elemento imprescindibile per superare difficoltà e stati di insoddisfazione (spesso anche di primaria necessità). Il microcredito è oggi una grande realtà che si sta affermando anche nei Paesi industrializzati come risposta all’impossibilità da parte di numerosi soggetti di accedere a delle fonti di finanziamento per avviare un’attività economica che rappresenti per essi un’occasione di riscatto sociale.  Quella proposta nel lavoro è solo una possibilità di sviluppo organico del microcredito in Italia, cioè quella che è apparsa più coerente con la storia e le tradizioni del credito nazionali, che mi auguro possa essere in qualche modo effettivamente realizzata.

Il lavoro di ricerca è stato articolato in quattro parti, per complessivi sette capitoli.

Il primo capitolo, che compone la prima parte, ha lo scopo di indicare il percorso di studio seguito, la logica utilizzata nella sua stesura, gli scopi perseguiti e la metodologia scientifica adottata.

La seconda parte si compone di complessivi tre capitoli (il secondo, il terzo ed il quarto) ed ha il fine di concettualizzare e collocare l’argomento indagato nel panorama scientifico ed operativo. In particolare:

–        nel secondo capitolo sono stati indicati i fondamenti teorici e le tendenze evolutive del microcredito e della microfinanza nel mondo;

–       nel terzo capitolo si è cercato di comprendere se il microcredito, in Italia, possa essere utilizzato come strumento di integrazione e sviluppo sociale a vantaggio specifico del target degli immigrati;

–       nel quarto capitolo è stata indagata la vicinanza concettuale tra il microcredito e l’esperienza di cooperazione di credito da parte della rete di Banche di Credito Cooperativo sia nella letteratura scientifica che in un parallelismo storico-culturale.

La terza parte si compone di due capitoli, il quinto ed il sesto, nella quale sono state proposte due ricerche empiriche. La prima condotta con l’obiettivo di comprendere quale sia l’apertura delle BCC al microcredito ed agli immigrati, la seconda ha avuto quali attori le organizzazioni di microcredito che operano attualmente in Italia al fine di definire il posizionamento di questo innovativo strumento di credito nel più complesso panorama finanziario nazionale in termini spaziali, temporali, di volumi e natura delle operazioni. Si è cercato inoltre di stimare il loro grado di propensione a considerare target ideale del microcredito gli attori principali indicati nel presente lavoro.

La quarta ed ultima parte, formata dal settimo capitolo, contiene le conclusioni, le implicazioni ed i limiti della ricerca. Si è cercato inoltre di lavorare in modo prospettico indicando potenziali approfondimenti su argomenti attinenti il microcredito e gli elementi sui quali è stato costruito il presente lavoro.

La ricerca di una collocazione scientifica dei fondamenti teorici del microcredito e della microfinanza nell’alveo della teoria generale dell’intermediazione finanziaria ha fatto emergere la sua riconducibilità a numerosi filoni di ricerca. Alcuni suoi aspetti vantano, inoltre, forti elementi di innovatività. In termini di portata socio-economica mondiale e di risultati ottenibili in termini di miglioramento delle condizioni di vita, già oggi è da considerarsi vincente sebbene, come è stato osservato, non abbia ancora raggiunto l’apice delle potenzialità applicative. Per continuare ad amplificare la portata dello strumento di credito è necessario riflettere sulla sua natura oltre che sulla necessità di mantenere alto l’interesse verso l’innovazione di prodotto e di processo e sulla necessità di contestualizzare ogni esperienza alla realtà territoriale ove la si vuol realizzare. Ciò diviene strategico, soprattutto, quando i paesi obiettivo sono quelli industrializzati dove notevoli sono le differenze organizzative della società civile. A parere di chi scrive e concordemente a quanto emerso dall’analisi della letteratura, i poveri, in determinate condizioni, risultano affidabili e solvibili e il loro affidamento amplia la volontà di riscatto e di superamento dello stato di assistenzialismo in cui tipicamente versano. Il fenomeno della globalizzazione e della libera circolazione delle persone e delle merci ha, recentemente, fatto innalzare il livello di integrazione degli immigrati nel territorio ospitante comportando, inoltre, un incremento del grado di accettazione da parte della popolazione nazionale, accrescendo così le possibilità di civile convivenza. Il mantenimento di coesi rapporti sociali, anche nel paese ospitante, all’interno delle comunità di appartenenza e la creazione di sinergie tra persone finalizzate all’ottenimento di migliori condizioni economiche hanno determinato, sia sotto l’aspetto teorico che empirico, l’individuazione degli immigrati quale categoria di soggetti maggiormente incline ad utilizzare il microcredito in Italia. L’affermazione della cooperazione di credito in Italia e le importanti correlazioni evidenziate tra gli assiomi alla base del modello Grameen e quanto realizzato in passato dal movimento cooperativo hanno lasciato presagire la possibilità di avviare interessanti iniziative di potenziale successo di microcredito. Attualmente, singolari proposte hanno già dimostrato che il connubio sia possibile ed auspicabile. Nel Nord del Paese infatti, ove è più forte l’attenzione sinora dimostrata verso l’argomento, sono state realizzate, in piena autonomia, programmi di microcredito in partnership con alcune BCC che hanno riscosso elevato successo, sia sociale che economico-finanziario. La prima ricerca condotta sugli attuali operatori del microcredito nazionale ha evidenziato che quello in discussione è un fenomeno piuttosto recente e collegabile all’interesse suscitato in campo internazionale dall’opera della Grameen bank e dal riconoscimento del 2005 quale anno internazionale del microcredito. Elevato spessore aggregativo ha suscitando l’istituzione di RITMI, associazione che aggrega i diversi attori e le diverse e variegate esperienze in Italia. Il grado di dialogo tra operatori ed istituzioni pubbliche, intermediari finanziari e clientela è risultato soddisfacente. Sebbene la maggioranza delle iniziative si ispiri all’opera del Prof. Yunus, i principi maggiormente caratterizzanti il modello Grameen bank poco influenzano, di fatto, gli operatori nazionali a causa della disaggregazione dei rapporti sociali che caratterizza tutti i paesi sviluppati e delle scarse risorse (economiche e personali) a disposizione delle organizzazioni. Conseguentemente, il fondamento della distinzione tra microcredito e prestito bancario tradizionale è stato rinvenuto nell’approccio al problema dell’inadempimento. Per numerosi operatori gli immigrati rappresentano un target potenziale del microcredito futuro. Elevata è risultata infine la propensione ad individuare nelle BCC gli intermediari del panorama bancario maggiormente in grado di seguire i principi e perseguire gli scopi del microcredito Sulla base delle osservazioni evidenziate, appare alquanto difficile proporre previsioni ed ipotesi circa la realizzazione di quanto ipotizzato nel presente lavoro, poiché l’universo di riferimento è molto variegato e differenti sono le forze che si contrappongono. Indubbiamente è stato evidenziato un notevole interesse verso il microcredito in Italia sia da parte degli attori attuali che di quelli indicati come potenziali. Le Banche di Credito Cooperativo potrebbero rappresentare, come più volte indicato, i partner ideali dei soggetti attuatori sul territorio di programmi di microcredito. La loro partecipazione renderebbe più stabile e standardizzata l’offerta di prodotti di credito indirizzati alle fasce più deboli della società. La vicinanza con il territorio e la conoscenza delle realtà su cui intervenire assicurerebbero maggiori possibilità di successo, sia in termini di ritorni economici che di semplicità nei rimborsi. Per la realizzazione fattiva di quanto ipotizzato in questo studio sarebbe necessario un forte senso del “fare comune” che coinvolgesse le singole BCC, le federazioni di appartenenza e gli organi centrali nazionali.


   
Titolo Il microcredito in Italia: analisi dei fattori critici di successo
Anno conseguimento A.A. 2009/2010 – Tesi di dottorato in Banca e Finanza (ciclo XXI)
Università Università di Roma Tor Vergata – Università del Salento
Facoltà Facoltà di Economia
Materia/Insegnamento Finanziamenti d’azienda
Relatore Prof. Vittorio Boscia

Pasquale Stefanizzi, Lecce (Le), 1976 – Laurea in Economia – master in gestione del risparmio e dottorato di ricerca in banca e finanza, docente in numerosi corsi di formazione, libero professionista.